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Dall’AGCOM una ricerca sul giornalismo in epoca Covid

L’AGCOM, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha pubblicato nei giorni scorsi una consistente e interessante ricerca dell’Osservatorio sul giornalismo: “La professione alla prova dell’emergenza Covid-19”.

Un documento dal quale esce un quadro che rappresenta non soltanto la situazione straordinaria dell’ultimo anno, ma in generale il livello dell’informazione italianae di chi vi lavora.

Un periodo che ha messo alla prova i professionisti

Spiega l’AGCOM introducendo il documento: “L’emergenza COVID-19 ha rappresentato un importante banco di prova per il sistema dell’informazione, posto nuovamente al centro del dibattito pubblico e politico in quanto decisivo snodo per la circolazione di notizie e aggiornamenti di natura medico-sanitaria (e non solo), strumento di aggregazione delle comunità locali e, in definitiva, componente fondamentale per la tenuta dei delicati equilibri su cui si fondano la nostra società e la stessa vita collettiva”.

I giornalisti italiani invecchiano

La ricerca è molto interessante in particolare per quanto riguarda i dati rilevati: da questi emerge ad esempio un progressivo e consistente invecchiamento della popolazione giornalistica. Stanno scomparendo i professionisti under 30, e si stanno fortemente riducendo anche gli under 40.

Inoltre, più di 4 giornalisti italiani su 10 sono freelance, che spesso operano in condizioni di precarietà e basso reddito. Interessante anche il quadro generale per quanto riguarda gli operatori del settore: in Italia ci sono 35.706 giornalisti attivi, con una diminuzione del 10,7% rispetto al 2010.

Una gestione delle notizie non sempre approfondita

Questa fotografia della professione, rapportata all’emergenza Covid, ha portato alla gestione delle notizie quotidianamente diffuse sui temi della pandemia con una scarsa attitudine ad attività ad alto contenuto innovativo, e spesso un basso livello di conoscenza specialistica: questo ha portato a rivolgersi soprattutto alle fonti istituzionali e agli “esperti” virologi ma non solo.

Un quadro che si incrocia con un difetto dell’informazione italiana che si era palesato già da tempo, già molto prima del Covid: i giornalisti non sono abituati, parlando in generale e con le debite eccezioni, ad assumere un ruolo di debunker, di verificatori e certificatori delle notizie di qualità.

La necessità di verificare le notizie

In passato in molte occasioni, ad esempio, si è assistito al rilancio quasi irrefrenabile da una testata all’altra, sia essa cartacea, web o televisiva, dopo averle prese per buone, di notizie spesso derubricate al livello di curiosità o bizzarrie, che però erano del tutto infondate. Questo, trattando di temi importanti come quelli legati alla pandemia, ha assunto dei contorni rischiosi.

Difficile anche per molti operatori dell’informazione, poter confutare e giudicare i pareri emessi dagli esperti citati prima, faticando a riconoscere quelli attendibili da coloro che invece erano soprattutto in cerca di visibilità, ma magari con competenze poco approfondite.

I meccanismi dell’informazione in Italia

A livello generale, il documento merita una lettura per chi vuole capire i meccanismi dell’informazione in Italia: contiene analisi suddivise per aree territoriali, sul reddito e l’utilizzo delle fonti, sulle capacità dei giornalisti di utilizzare strumenti digitali e social media, le tematiche di cui si occupano maggiormente i giornalisti in percentuale, le nuove forme professionali della comunicazione.

Ne emerge, tra l’altro, che i giornalisti sono mediamente più istruiti e più competenti nelle lingue straniere rispetto al totale dei lavoratori italiani; che il livello di competenza digitale dei giornalisti italiani, soprattutto nella fascia di età degli over 65, non risulta ancora particolarmente elevato; che i giornalisti più giovani e impiegati nelle testate online tendono a utilizzare maggiormente i social media in ambito lavorativo per attività legate all’audience engagement; che i giornalisti italiani (indifferentemente rispetto all’età) tendono a usare più fonti, di diverso tipo, ma sono meno interessati a fonti di tipo innovativo (es. open data e fact-checking).

Un’idea sul futuro del giornalismo

Un documento che tratteggia un quadro tra luci e ombre della professione, ma che fornisce anche indicazioni importanti su quello che dovrà essere il suo sviluppo futuro

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