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Fake news: cosa sono e come combatterle

È una delle espressioni più in voga degli ultimi anni: nel 2017 è stata addirittura parola dell’anno. Spesso viene utilizzata in maniera inappropriata per questo abbiamo cercato di fare chiarezza.

Le fake news non sono solo notizie false. Si tratta, invece, di notizie che pur non essendo basate su alcun fondamento oggettivo circolano in maniera virale su media tradizionali, sul web e sui social.

Sebbene non si tratti di un fenomeno recente (provate a cercare su Google “fake news storiche”) Internet e i Social Network lo hanno amplificato a dismisura arrivando, secondo alcuni, ad influenzare le ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti.

Anche le testate giornalistiche tradizionali hanno spesso contribuito alla diffusione di notizie infondate a causa della velocità di distribuzione della notizia o del taglio delle risorse che non permette un controllo efficace.

Ma perché le fake news sono così efficaci?

Le fake news vengono costruite secondo precisi canoni giornalistici che le rendono estremamente credibili nonostante non siano basate su fatti reali.
Le fake news, poi, sono di grande appeal per le persone e questo ne facilita la circolazione rapida e virale.

Gli stessi utenti giocano un ruolo chiave nel diffusione delle fake news ed i motivi sono dei più svariati:

  • analfabetismo funzionale, una forma di “ignoranza 2.0” che rende le persone incapaci di capire appieno ciò che leggono
  • la mancanza di fiducia nei confronti di istituzioni ed organi di informazione ufficiali
  • al contrario, l’estrema fiducia riconosciuta ai propri amici ed in generale alla propria rete sociale (online e non).

Lobby e gruppi di pressione completano l’elenco dei soggetti in grado di creare e diffondere fake news a sostegno di specifici interessi.

La fabbrica di fake news

Tanta è l’efficacia di tali notizie che vi sono addirittura veri e propri fenomeni di produzione industriale.

In un articolo dello scorso 9 aprile, pubblicato su Business Insider la giornalista russa Lyudmila Savchuk ha scoperto che nel suo Paese era attiva una vera e propria fabbrica di fake news aperta 24 ore su 24.

Centinaia di giovani russi lavoravano come “troll”, creando migliaia di contenuti (di tutti i tipi) con il preciso obiettivo di screditare gli Stati Uniti, l’Unione Europea, il governo filo-europeo in Ucraina e gli oppositori russi o al contrario di esaltare qualunque iniziativa del presidente russo Vladimir Putin.

La fabbrica era talmente organizzata da essere divisa in “dipartimenti”, ognuno dei quali aveva una propria specializzazione: c’era chi creava le fake news vere e proprie, chi produceva contenuti per i social media e addirittura chi era dedicato alla realizzazione dei famosi meme da utilizzare come “demotivatori”.

Ciò dimostra che le piattaforme social ed il web possono essere manipolate, anche se non così facilmente come si crede dato che ciò comporta l’impiego di enormi risorse, non solo economiche.

La lettera di Mark Zuckerberg

Recentemente ha fatto molta notizia una lettera aperta pubblicata da Mark Zuckerberg sul The Washington Post, nella quale il fondatore di Facebook riconosceva che la piattaforma viene spesso utilizzata per influenzare i suoi utenti, ben 2,2 miliardi in tutto il mondo, soprattutto in occasione di elezioni politiche:

“Quando costruisci servizi che collegano miliardi di persone attraverso paesi e culture, vedrai tutto il bene che l’umanità può fare, e vedrai anche persone che cercano di abusare di questi servizi in ogni modo possibile. La nostra responsabilità su Facebook è quella di amplificare il bene e mitigare il male. Questo è particolarmente vero quando si tratta di elezioni. Le elezioni libere e corrette sono il cuore di ogni democrazia”.

Nonostante tutte le contro misure prese dal Social Network per bloccare utenti, pagine e gruppi che diffondono disinformazione, secondo Zuckerberg per vincere quella che definisce “una corsa agli armamenti” è necessario che pubblico e privato uniscano gli sforzi:

“Aziende come Facebook si trovano ad affrontare avversari sofisticati e ben finanziati che stanno diventando più intelligenti anche nel corso del tempo. È una corsa agli armamenti, e ci vorranno le forze combinate dei settori pubblico e privato degli Stati Uniti per proteggere la democrazia americana da interferenze esterne.”

Lettera di Mark Zuckerberg al Washington Post

Zuckerberg segnala le 4 aree nelle quali gli stati dovrebbero intervenire con una forte azione legislativa:

«Dalla mia esperienza, credo che abbiamo bisogno di regolamentazioni in quattro aree: contenuti dannosi, integrità delle elezioni, privacy e portabilità dei dati».

Più che un mea culpa quello di Zuckerberg sembra essere un’assunzione di responsabilità e la consapevolezza di non poter più controllare da solo un sistema così esteso.
Qual è, allora, la soluzione? Il rimedio, secondo molti, è il buon giornalismo ed un sano fact-checking o per dirla con le parole di Enrico Mentana:

«la verità viene percepita a priori come l’esatto contrario di quello che è raccontato da giornali, radio, televisione e chi si fa portatore di valori diversi da quelli dell’informazione ufficiale diventa tout court l’uomo, il capitano del giorno. Se l’informazione rimane nella sua torre d’avorio e non si misura con i paladini della contro-fattualità, insomma, è destinata a perdere. Bisogna scendere e discutere e misurarsi anche con i cretini e farlo con buoni argomenti, spiegati in un confronto serio. Il vero commercio delle élite, del resto, è stato parlare difficile per non farsi capire».

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