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Emergenza coronavirus: sarà un caso-scuola anche per la gestione dell’informazione

Quando l’emergenza coronavirus sarà superata, sicuramente sarà oggetto di studio per molti aspetti: quelli medici ovviamente, ma anche quelli economici, sociali, psicologici. E con buona probabilità diventerà oggetto di analisi anche per quanto riguarda la comunicazione.

Un tema unico e un grande affollamento mediatico

In questo periodo, che ormai va avanti da settimane, sia sui media che sui canali social il tema dibattuto è uno solo: l’epidemia in corso appunto. Sembrano ricordi di un’altra era geologica i dibattiti accesi sulla querelle Morgan – Bugo, e persino su temi più rilevanti come l’agone politico, o anche su questioni internazionali di assoluto rilievo come la guerra in Siria o la situazione in Libia.
Questa situazione in cui il mondo dell’informazione appare quasi “monotematico” ha rappresentato uno straordinario humus per il fiorire di informazioni, consigli, considerazioni su come sarebbe meglio affrontare questa emergenza internazionale, spesso confondendo e annebbiando l’attendibilità delle fonti.
Una situazione che, mentre su altri argomenti può semplicemente contribuire ad alimentare teorie fantasiose, complottiste e spesso bislacche, su un quadro che riguarda la salute di tutti può assumere risvolti anche pericolosi.

La “fame di notizie” da parte del pubblico

Gli stessi organi di informazione sono coinvolti in questo meccanismo: trovandosi di fronte ad una platea “affamata” di notizie e aggiornamenti su questa situazione, che costringe tutti noi a privazioni e mutamenti profondi nei comportamenti quotidiani, ci sono emittenti che cercano di sorprendere e catturare l’attenzione con novità “sensazionali”, sfruttando anche la tendenza di molte persone a credere che su quanto sta succedendo “non ci dicano tutto” e che tengano nascosti aspetti importanti. Se da una parte i media più importanti, supportati da redazioni professionali e detentrici di una forte credibilità, cercano di attenersi a un linguaggio scevro da eccessivo catastrofismo, e pur portando avanti un’attività di approfondimento e inchiesta evitano informazioni non verificate e puramente sensazionalistiche, altre testate, in particolare web, per attingere a meccanismi “acchiappa-click” spesso rilanciano e diffondono informazioni che poi si rivelano infondate quando non vere e proprie bufale, nella consapevolezza che poi verranno riprese e condivise propio in virtù del loro sensazionalismo.

Bufale e fake news: difficili da “correggere” dopo averle diffuse

Peccato che, come è noto tra gli esperti di social media, una volta che una di queste “notizie” è diventata virale, i meccanismi di rettifica e debunking non sono mai così efficaci da riuscire a smentirla completamente. E così in queste settimane si è passati da un atteggiamento diffuso che riteneva il covid-19 “poco più di una normale influenza” ad un generalizzato panico in cui è sembrata passare la convinzione che chiunque contraesse il virus fosse praticamente condannato. L’informazione, ora più che mai, diventa fondamentale per affrontare la crisi: lo ha riconosciuto anche il Presidente del Consiglio dei ministri e lo ha rimarcato con forza lo stesso Ordine dei Giornalisti, che ha auspicato

una presa di coscienza consapevole dell’opinione pubblica. E più che mai serve un’informazione responsabile, senza sensazionalismi né titoli ad effetto, ma aderente alla realtà e alle fonti attendibili.

Dai farmaci miracolosi ai leoni di Putin

Tra le fake news che abbiamo visto diffondersi in queste settimane, ce ne sono state di un’ampia varietà di argomenti. Anche scientifici: ha fatto molto discutere in Francia l’attendibilità di Didier Raoult, infettivologo 68enne e direttore dell’ospedale universitario Mediterranée Infection di Marsiglia, che aveva dichiarato di poter sconfiggere il coronavirus utilizzando la clorochina, una molecola generalmente impiegato contro la malaria, e che ha incontrato forti dubbi del mondo medico.
Altre fake news circolate sono state quelle che collegano l’epidemia alla nuova frequenza 5G per la telefonia, su cui esiste una forte contrarietà da parte di numerosi comitati che ne sostengono i rischi per la salute, che sicuramente ha costituito l’ambiente in cui la notizia è nata e si è diffusa.
Una delle bufale meno credibili ma anche più divertenti è quella sui 500 leoni in Russia lasciati liberi di circolare nelle strade del Paese su ordine di Putin, per evitare che i cittadini evadessero i termini della quarantena.
Un’altra notizia priva di conferme, circolata moltissimo, è stata quella sul coronavirus creato in laboratorio: in realtà il Covid-19 ricorda da vicino altri due coronavirus che hanno scatenato epidemie negli ultimi decenni, Sars-CoV e Mers-CoV: tutti e tre i virus sembrano aver avuto origine nei pipistrelli. Le caratteristiche di Sars-CoV-2 sono in linea con ciò che sappiamo di altri coronavirus naturali che hanno compiuto il salto dagli animali alle persone.

Informazione corretta, responsabilità di tutti

Insomma, quello che ci lasceremo alle spalle quando, speriamo il prima possibile, l’emergenza sarà passata, sarà un “caso-scuola” su quali siano le modalità corrette e quelle scorrette di informare i cittadini in una situazione di emergenza, ma anche quanto i social possano veicolare notizie infondate e potenzialmente pericolose, e di come la gestione anche comunicativa di un evento critico dipenda dalla responsabilità non solo dei media, ma anche di ciascuno di noi.

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